Rassegna Insulae | Prima edizione Gravina di Catania | 26/27 luglio 2009
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Carlo Muratori

Carlo Muratori
Carlo Muratori

Lo spettacolo
La padrona del giardino
Carlo Muratori, anche nella sua versione folksinger, non si dimentica mai la musica popolare. Le sue canzoni sono la musica popolare di oggi, che raccontano storie di ora, con la sensibilità contemporanea, ma senza mai dimenticare le radici di partenza. E se fino all’alba del nuovo millennio, la richiesta di non tagliare il cordone ombelicale con le radici culturali e musicali siciliane era esplicita, adesso il confronto con la propria terra si fa maturo. E parla anche italiano. Nei brani contenuti in “La padrona del giardino”, l’ultimo disco del 2008, l’utilizzo predominante della lingua italiana e la presenza di sonorità inusuali, se confrontate ai precedenti album, inaugurano un mondo nuovo che lo vede sempre fortemente legato alla terra d'origine ed alle sue tradizioni, ma non per questo nostalgico e folkloristico, anzi sempre pronto a sperimentazioni musicali e ad un'attenta ricerca delle liriche. Dal vivo le melodie scorrono, melodie dolci, serenate, c’è la Sicilia che piange e quella che si innamora. Le sue canzoni si fondono sui ritmi del sud del mondo, su quelli tribali, quelli arabi, quelli spagnoli, quelli appunto tipici del meridione in generale. Forse però, la cosa più emozionante è vedere come la lingua siciliana viene fuori, portata come una rosa pregiata su un vassoio altrettanto pregiato.

La formazione
Carlo Muratori, voce e chitarra
Massimo Genovese, chitarra
Marco Carnemolla, voce e basso
Francesco Calì, fisarmonica
Francesco Bazzano, batteria e percussioni

L’artista
Carlo Muratori, cantautore e studioso di tradizioni popolari, vive a Siracusa, sua città natale. Ha cominciato a dedicarsi allo studio della cultura popolare siciliana negli anni Settanta, collaborando con Antonino Uccello all’interno della Casa Museo di Palazzolo Acreide. Nel 1977 ha formato “I Cilliri”, un gruppo musicale di folk-revival, con i quali ha eseguito decine di concerti in tutta la Sicilia e ha inciso due album, “Sutta ‘n Velu” del  1979 e “Dda Bbanna a Muntagna” del 1980.
Dal 1987 la sua carriera da solista si muove alternativamente su due versanti: la ricerca e ri-esecuzione di musica popolare, e la composizione di nuova musica d’autore in lingua, dialetto e altri idiomi. Alla prima serie di progetti discografici appartengono: “L’eruzione dell’Etna e Lu tirrimotu anticu” del 1993, rifacimento di canti di cantastorie a commento del libro di Luigi Lombardo “Catastrofi e Storie di Popolo”, sul terremoto del 1693; “Stidda di l’Orienti” del 1997, echi di canti natalizi della gente di Sicilia; “Pesah”, del 1999, elaborazioni per coro polifonico e orchestra da camera delle lamentazioni del Venerdì Santo in Sicilia; “Sicily” del 2005, raccolta di 21 classiche canzoni siciliane di fine Ottocento reinterpretate. Questo, vero e proprio successo di vendite e di critica, ha vinto il secondo posto al prestigioso Premio città di Loano (SV) per la musica popolare, e da luglio 2007 è stato acquisito dalla Universal per una ristampa e distribuzione negli Stati Uniti e nel Canada.
Sul versante della nuova musica d’autore ha al suo attivo “Afrodite” del 1987, “Canti e Incanti” del 1994, premio nazionale Piero Ciampi come miglior cd dell'anno, “Stella Maris” del 1996 due brani dell’album sono stati utilizzati come colonna sonora de “La Piovra 7”, “Plica Polonica” del 2001, “La padrona del giardino”, del 2008, secondo classificato alle prestigiose Targhe Tenco 2008 di Sanremo.
Per il cinema ha composto di recente la colonna sonora del film “Liscio” di Claudio Antonini con Laura Morante, premiato al Rome Film Fest. Per un brano di questo film, a maggio 2007, ha ricevuto la nomination ai Nastri D’argento per il cinema nella sezione “miglior canzone originale per il cinema”. Ha composto inoltre il brano d’apertura del film “L’uomo di Vetro” di Stefano Incerti, prodotto da Rai Cinema e Red Film, in concorso al Taormina Film Fest 2007.
Per il teatro ha musicato l’opera teatrale “Il Vitalizio” di Pirandello, adattamento di Andrea Camilleri, regia di Walter Manfrè, andato in scena al Teatro Vittorio Emanuele di Messina e al Teatro Stabile di Catania. Ha musicato il “Mastro don Gesualdo” di Giovanni Verga, adattamento di Diego Fabbri, regia di Rosario Minardi, con Andrea Tidona, Gaetano Aronica e Vitalba Andrea andato in scena con straordinario successo alle Verghiane di Vizzini. Ha musicato “Nozze di Sangue” di Federico Garcia Lorca per il Catona International Festival, oltre ad aver realizzato un ricordo del poeta siciliano Ignazio Buttitta con un recital originale dal titolo “Arsura d’amuri”. Nel 2008, ha interpretato, voce recitante e canto, “I fatti di Avola” di Filippo Arriva, sui tragici avvenimenti che videro la morte di due braccianti ad Avola (Siracusa) il 2 dicembre del 1968.
Carlo Muratori ha curato inoltre la direzione artistica della rassegna musicale “Notti Iblee 2008” a Palazzolo Acreide (Siracusa), e “Lithos”, rassegna nazionale di musiche popolari, dal 2000 al 2008, fino al 2004 in varie località della provincia di Siracusa, quindi a Ferla. Nel 2009 vara un nuovo progetto culturale: la rassegna “Insulae, la musica in mezzo al mare”, rassegna sui canti e le musiche dalla isole del mondo. Un’intensa attività concertistica lo vede impegnato nei cartelloni di rassegne e festival internazionali. A marzo 2008 ha tenuto una trionfale tournée nel Quebec, in Canada, e ha presentato il suo nuovo cd al mitico Joe’s Pub di Manhattan a New York registrando il tutto esaurito.

Franca Masu

Franca Masu

Franca Masu
Lo spettacolo
Alguìmia
Alguímia
è un live evocativo e ricco di suggestioni, dove dalla Sardegna, l’isola del silenzio, si espande per mare una voce, quella di Franca Masu, che lei stessa ama definire una “voce in viaggio”.
Nello show l’artista incontra il suo più grande amore: il mare, quello di Alghero. A lui soltanto può confidare le storie del suo profondo vivere, del suo profondo amare. Franca Masu con il suo canto salva quelle storie: «Perché a volte – spiega - le parole si ammalano e muoiono. Si ammalano di malattie incurabili che si chiamano oblìo e retorica». Lei doveva salvarle, perché quelle storie non erano solo sue. Storie scritte nell’anima delle pietre dei bastioni, nel buio dei “dabaixos”, tra i solchi delle mani callose dei pescatori, nel “fragore” dei passi della processione del Venerdì Santo, tra i corallari del golfo di Napoli, sulle spiagge bianche delle isole greche, nei “barris” catalani, tra i gitani andalusi, fino a perdersi nella “saudade” lusitana per sognare quasi un abbraccio tanguero.
Il viaggio si fa intimo e rivela con forza la consapevolezza dell’artista: conservare l’identità di donna sarda, catalana e, nello stesso tempo, italiana. Alguímia è uno degli spettacoli più emozionanti e profondi di questa artista già consacrata dalla critica come “La Gran Dama del Mediterraneo”.

La formazione
Franca Masu, voce
Alessandro Girotto, chitarra
Fausto Beccalossi, acordeòn
Salvatore Maltana, basso elettrico
Roger Soler, percussioni

L’artista
Figlia d’arte e insegnante di lettere riconvertita a cantante appassionata, Franca Masu è l’esponente più internazionale della lingua e della antica cultura catalana che ancora vive nel piccolo centro marinaro di Alghero, città di soli 50.000 abitanti, terra che conserva ancora l’eredità dello splendore medievale della Corona catalano-aragonese.
Franca Masu, cantante autodidatta, incontra nel 1996 un gruppo di jazzisti sardi con i quali comincia a presentarsi al pubblico come vocalist. Nel 1998 scopre la grande sonorità musicale del catalano, la stessa lingua che, emarginata per tanti secoli, si è conservata nella sua “Barcellonetta” di Sardegna, Alghero. Nasce così una prima produzione originale in lingua catalana che segnerà il suo felice percorso.
Insieme al produttore Mark Harris, pubblica il suo primo cd “El meu viatge” nel 2000. Questo album si presenta in Catalogna al Mercat de la Mùsica Viva di Vic e ottiene dalla SGAE e da Radio4 di Barcellona una menzione speciale come miglior opera prima. Anche la rivista Enderrock la qualifica tra le migliori novità, mentre la critica riconosce nella Masu “la vera rivelazione della nuova canzone d’autore catalana”.
Nel 2003 pubblica “Alguímia” (Aramùsica) in collaborazione con il mandolista Mauro Palmas e il contrabbassista Salvatore Maltana. Franca Masu consolida in questo disco l’uso della lingua catalana come veicolo di espressione. Con questo lavoro ottiene il premio “Maria Carta” nel 2004.
“Aquamare” (Aramùsica/Felmay 2006) è il suo terzo lavoro. Con questo nuovo progetto la cantante si presenta al pubblico come autrice di quasi tutte le canzoni e denota una grande versatilità, cimentandosi in brani musicali differenti nello stile, nel genere e anche nelle lingue.
Recentemente, il suo interesse si è concentrato sul recupero delle antiche immagini filmate nella sua città negli anni del Dopoguerra, che mostrano il lavoro dei pescatori e la devozione popolare di questo microcosmo marinaro catalano. Nel 2004 Franca Masu ha realizzato un documentario di montaggio con il titolo “Pregàries”, che oggi è diventato anche un cine-concerto con musiche a cura di Daniele Dibonaventura.

Chjami Aghjalesi

Chjami Aghjalesi

Chjami Aghjalesi

Lo spettacolo
Tre sono gli elementi che caratterizzano i Chjami Aghjalesi: la coesione, la tradizione vocale e l’apertura alla modernità. Questo è ciò che trasuda nelle loro esibizioni dal vivo. In primo luogo un’unione e un’armonia cementata dal valore dell’amicizia che lega tutti i componenti: è forse proprio questo ciò che determina anche la loro longevità artistica, fatto questo, raramente riscontrabile nel mondo della musica corsa; insieme ai “Canta u populu corsu” sono infatti uno dei gruppi tradizionali più importanti dell'isola.
In secondo luogo l’apprendimento della tradizione vocale corsa era e resta alla base della formazione dei membri del gruppo, oltre che essere il punto di partenza anche per le loro nuove creazioni, quali che siano le influenze musicali e ritmiche che tuttavia si possono riscontrare nei loro brani.
Il gruppo così si pone in maniera tale da essere completamente permeabile alle evoluzioni e anche alle contraddizioni della società corsa, inscrivendosi attraverso la musica nel vasto movimento di riappropriazione da parte dei corsi di spazi e mezzi necessari a rigenerare la propria identità e il loro avvenire collettivo.
È a partire da questi tre elementi che i Chjami Aghjalesi hanno elaborato un ruolo originale nel panorama musicale folk, che tuttavia riesce a legare tradizione e modernità, difesa e promozione di una cultura specifica nella quale i corsi possano riconoscersi, fornendo d’altro canto a tutto il popolo un legame formidabile col gruppo stesso, che oggi può vantarsi di contare su un pubblico molto ampio e trasversale.

La formazione
Federiccu Manaut, contro canto
Francescu Saveriu Prosperi, seconda voce, contro canto
Paulo Felice Nasica, seconda e terza voce, contro canto
Ghjuvan' Paulu Cosimi, seconda voce, contro canto
Ghjuvanmarcu Bertrand, seconda voce, basso
Petru Santu Guelfucci, seconda voce, contro canto, voce basso
Camellu Albertini, seconda voce, voce basso
Georges Doublet, chitarra
Benoit Bellanger, violino

Il gruppo
I Chjami Aghjalesi sono un complesso musicale corso di musica tradizionale polifonica, nato nel 1977 durante il periodo di formidabile rinnovamento culturale che la Corsica ha conosciuto a partire dagli Anni 60, e questo lo rende uno dei più longevi gruppi corsi. Nato da un’idea di un piccolo gruppo di amici con il pollino di ritrovare le origini del canto corso, le caratteristiche tecniche, estetiche e anche sociali dell’arte del canto tradizionale, il gruppo intraprese un vero e proprio tour della Corsica, alla ricerca dei luoghi in cui l’antico canto corso si esprimeva ancora. Scoprirono così che la tradizione resisteva nei luoghi di convivialità come le fiere rurali, le cerimonie religiose, i villaggi dove ancora risuonava spontaneamente la polifonia sacra e profana del popolo corso. Proprio lì il canto, senza disporre dei mezzi moderni di diffusione, si era trasmesso ugualmente e continuava a resistere nell’entroterra dell’isola. Ben presto però si manifestò la necessità di integrare e infoltire il gruppo stesso. Oggi il complesso, nella sua formazione completa conta ben 22 elementi, tra cui una cantante, due violiniste e una violoncellista.
I Chjami Aghjalesi hanno finora registrato una decina di album.

Matilde Politi

Matilde Politi

Matilde Politi

Lo spettacolo
Si eseguono riparazioni dell’anima
«Oggi, ovunque vai, si sente la stessa musica: la Musica non corrisponde più al Luogo. Per contrastare questa tendenza, noi suoniamo e cantiamo in siciliano». Spiega così Matilde Politi le caratteristiche del concerto che propone, che include brani tradizionali e nuove composizioni cantautoriali. I brani di tradizione popolare, proposti in un contesto di spettacolo, subiscono un inevitabile processo di snaturamento: perdono il legame forte col contesto socio-culturale d’origine; vengono svuotati della loro funzionalità concreta; sono interpretati da musicisti colti che naturalmente filtrano con la loro sensibilità moderna un repertorio che nasce invece in un’epoca storica e sociale pre-moderna, e in ambito non colto.
«Consapevoli di ciò, crediamo comunque che nell’atto di reinterpretare i canti popolari si trovi la chiave per cercare la relazione tra musica e luogo e cultura che un tempo era immediata, e ritrovare, ricordare frammenti di quei suoni che connotavano il paesaggio sonoro siciliano».
Se poi la tradizione musicale siciliana intesa come musica popolare, è diventata un repertorio scritto o registrato, e non vivo e fertile, come è invece in altri lidi del Mediterraneo, dal momento in cui si è smesso di lavorare cantando, di viaggiare cantando, di nascere, sposarsi, addormentare i figli e morire cantando, non è però mai morta come musica in siciliano, come musica d’autore siciliana. Così il repertorio alterna brani tradizionali a brani d’autore, che nella loro varietà ritmica ed espressiva rispecchiano l'impasto culturale che si va creando in una terra multietnica come la Sicilia di oggi.

La formazione

Matilde Politi, voce, chitarra, fisarmonica, tamburello, concertina, castagnette
Simona Di Gregorio, voce, organetto, tamburello, marranzano, friscaletto
Gabriele Politi, violino, viola, oud
Lelio Giannetto, contrabbasso
Lajos Zsivkov, percussioni

L’artista
Matilde Politi, nata a Palermo, laureata in Antropologia culturale all’Università La Sapienza di Roma nel 1999, lavora tra musica e teatro dal 1992. La sua formazione teatrale avviene soprattutto alla Fondazione Pontedera Teatro (1995-96), nell’ambito del teatro di ricerca; lavora negli anni in numerose produzioni teatrali, come attrice, cantante e musicista, nonché come creatrice delle parti musicali degli spettacoli e come trainer vocale degli attori. Ha studiato con Giovanna Marini, La Reverdie, Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards.
Dal 2000 sceglie di dedicarsi esclusivamente al lavoro di ricerca sul repertorio di tradizione orale siciliano, ricerca che si allarga costantemente al riferimento alle musiche tradizionali di area mediterranea; da allora, come cantante, accompagnandosi con chitarra, fisarmonica e tamburello, ha suonato in tante piazze grandi e piccole della Sicilia e d'Italia, partecipato a numerosi festival di musica popolare, anche all’estero (Spagna, Svizzera, Tunisia), come interprete del canto monodico di tradizione orale siciliano, con la missione di riportare alla "popolarità" brani scomparsi dal paesaggio sonoro contemporaneo.
Può contare numerose partecipazioni discografiche e ha al suo attivo tre album: “Sugnari” - Trio Ma’arìa (Valeria Cimò/Zsivkov Lajos/Matilde Politi), Folkclub Ethnosuoni 2007; “A tirannia - Canti Politici e Storici del popolo in Sicilia”, Teatro Del Sole 2007 - “Matilde Politi - Si eseguono riparazioni dell’anima ”, produzione ArcimiccicA 2008.

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